Primo rapporto sul greenwashing: sostenibilità e pubblicità

  • 4 Agosto 2022

Al festival dell’economia circolare e delle energie dei territori “Circonomia”, che si tiene in Piemonte, è stato presentato il primo rapporto sul greenwashing (“ecologismo o ambientalismo di facciata”). Con tale sistema le aziende e istituzioni per apparire più “green” di quanto siano realmente, presentando attività e prodotti come ecosostenibili, occultandone l’impatto ambientale negativo.

Il report analizza l’impatto di questo fenomeno sui consumatori e sulle imprese e presenta gli strumenti idonei a contrastarlo in Italia, Francia, Germania, Regno Unito e Usa.

Tra i casi italiani di greenwashing più eclatanti. Citati dal rapporto, emerge l’aggiramento della direttiva Sup (Single use plastic), che prevede la vendita di prodotti usa e getta come riutilizzabili. Stoviglie, contenitori o posate presentati come “sostenibili” che, oltre a non essere riutilizzabili, non sono nemmeno compostabili.

In Inghilterra, invece, l’Advertising standards authority (Asa), autorità di regolamentazione della pubblicità indipendente del Regno Unito, ha contrastato la pubblicità fuorviante sul riciclo delle bottigliette di Lipton Ice Tea in un poster che recitava: “Deliziosamente rinfrescante, 100% riciclato*”. L’asterisco rimandava a un testo in calce al manifesto che sottolineava: “Bottiglia in plastica riciclata, escluso tappo ed etichetta”.

In Italia, per tutelare i consumatori dal greenwashing, nel 2014 l’Istituto autodisciplina pubblicitaria (Iap) ha introdotto una serie di disposizioni sulla comunicazione corretta riguardo alla tutela ambientale, ma non sempre questi strumenti risultano efficaci. Inoltre, l’Unione Europea, nella cornice del Green Deal e attraverso diverse direttive, si sta impegnando a formulare nuove misure in merito.

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