Un’avventura da riciclare

  • 20 Febbraio 2022

Tutti noi ci lamentiamo per il destino del nostro pianeta.
Ma le bottiglie cosa provano a non essere riciclate?

C’era una volta una bottiglia di plastica che era molto contenta della sua vita. Era stata creata da un’importante industria, venduta al più conosciuto produttore di acqua internazionale, riempita e spedita in un supermercato della città di Matera. La bottiglia di plastica aspettava buona buona insieme alle sue cinque amiche, finché un giorno una signora decise di prendere proprio il suo fardello e da lì cominciò la sua avventura.
Arrivata a casa della famiglia, la signora prese la bottiglia dal fardello e la posò su un mobiletto vicino ad una finestra, dalla quale si vedevano i Sassi.
Era una bella famiglia, allegra, molto unita, composta da 4 persone: i genitori, due figli e un cucciolo di cane, che tutte le mattine le dava il buongiorno. Alla bottiglia piaceva stare lì fino a quando si accorse che in quella casa non si faceva la raccolta differenziata. Alimenti, plastica, vetro, carta venivano buttati tutti nello stesso sacchetto nero, che diventava ogni giorno sempre più grande e una volta a settimana veniva buttato via. La bottiglia temeva di essere abbandonata nel cestino dell’indifferenziata o peggio di finire a terra schiacciata da una macchina. Pensò: “Certo, vivere 450 anni non è male, ma vivere in eterno è decisamente meglio!” La bottiglia desiderava tanto essere riciclata, per essere utile alla società.
Un giorno, il figlio la prese e dopo averla usata, la schiacciò e la buttò in un bel giardino. La bottiglia iniziò a piangere, ma non perché avesse sentito dolore, bensì perché si trovava per terra e sapeva che in questo modo avrebbe fatto male alla natura.
La bottiglia però non si perse d’animo perché voleva assolutamente essere riciclata!
Così iniziò a camminare ma non andò molto lontano, perché senza gambe era difficile andare veloci. Fu poi tanto felice quando dei ragazzini la presero e iniziarono a giocare a calcio. Sperava che dopo la partita, uno di loro la prendesse e la buttasse nel cestino…ma anche questa volta non avvenne…dopo il gioco la lasciarono ancora per terra.
La bottiglia ogni giorno affrontava le diverse condizioni metereologiche, il sole, la pioggia, il freddo, la neve. Era passato oramai un anno, quando un giorno vide avvicinarsi un netturbino. Finalmente si erano accorti di lei, il signore la prese e la mise su un camion della raccolta plastica. Il viaggio nel camion fu un vero piacere perché qui incontrò tante sue amiche bottiglie e fece amicizia con flaconi, bicchieri e sacchetti.
Sentì il camion fermarsi e si ritrovò in un luogo strano, era tutto buio e si intravedeva solo qualche leggero fascio di luce. Ciò che la confortava era la presenza di oggetti di plastica, simili a lei. Tutti erano molto contenti e ansiosi di iniziare il loro processo di riciclo. Ogni giorno si chiedevano quando sarebbe arrivato il loro momento. Una mattina sentirono delle voci e finalmente furono messi uno accanto all’altro su un nastro e tutti urlarono di gioia.
La bottiglia sentiva che la sua vita sarebbe cambiata e finalmente avrebbe ottenuto quello che da sempre sperava. Fu triturata, si trasformò in una fibra tessile e diventò una calda coperta in pile che riscaldò le fredde serate di una famiglia, seduta sul divano, intenta a leggere questa storia!

di Andrea Barina e Stefano Giri

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